Cantine e vino

La cultura della biodiversità nel vigneto.

 

 

Desideriamo iniziare questo nuovo anno con una serie di riflessioni attorno alla tematica ambientale della moderna vitivinicoltura, alla luce delle conoscenze scientifiche, ma anche sulla base del fecondo e creativo dibattito culturale in atto nelle ultime settimane.

Da un punto di vista strettamente scientifico, la biodiversità di un vigneto viene definita come l’insieme di tutte le forme di vita presenti sulla superficie e nel suolo quali piante, animali, microrganismi fino ai geni delle varie entità viventi.

La biodiversità condiziona in modo sostanziale la capacità di un suolo di resistere ai cambiamenti rapidi che avvengono nelle diverse condizioni ambientali e la possibilità di raggiungere lo stato di equilibrio, caratteristiche che sono alla base del concetto di resilienza, del quale finalmente è stato riconosciuto il ruolo nell’ambito della nuova programmazione dell’UE (PSR 2014-20, Misura 8). La resilienza, proprietà presente negli ecosistemi naturali, è il risultato di alcune condizioni quali la complessità dell’organizzazione funzionale che garantisce la solidità del sistema, la diversità dei partecipanti (vegetali, fauna, risorse alimentari), gli stock nutrizionali e le risorse sistemiche.

In questa logica, il suolo va inteso come un reattore biologico (Scienza, 2013) dove la carica batterica, i funghi e le micorrize rappresentano gli attori della degradazione e dell’utilizzo funzionale della sostanza organica al fine di mettere a disposizione dell’apparato radicale gli elementi naturali che sono necessari al suo sviluppo. Per queste ragioni, le diverse modalità di gestione del suolo hanno una significativa influenza sui risultati vegeto-produttivi ed economici del vigneto in quanto influenzano le disponibilità idriche per la pianta, la nutrizione minerale, le strategie della lotta antiparassitaria ed in generale il livello di biodiversità, aspetto questo troppo spesso sottostimato fino ad un recente passato, ma che sta assumendo finalmente crescente importanza nella valutazione della sostenibilità delle produzioni viticole.

In generale, le comunità microbiologiche presentano una grande capacità di adattamento ai cambiamenti climatici che si manifestano nelle variazioni termiche e di umidità. Al contrario, molto meno plastici appaiono la microfauna ed i funghi, che inoltre sono fortemente condizionati dalle pratiche colturali: tra queste, le più impattanti (in senso positivo e negativo), sono la copertura vegetale, le lavorazioni al suolo, il drenaggio e l’irrigazione, che agiscono soprattutto sulla disponibilità di carbonio. In genere le lavorazioni operano in senso negativo sulla presenza di alcune specie (es. i lombrichi) per l’accelerazione che provocano sulla mineralizzazione e ossidazione della sostanza organica e quindi sulle disponibilità trofiche. Associato alla lavorazione è di norma il compattamento superficiale del suolo (suola di lavorazione), che peggiora le condizioni di sviluppo degli organismi tellurici soprattutto per le variazioni nelle frazioni gassose con riduzione di ossigeno ed incremento di etilene ed anidride carbonica (Valenti et al.,1994).

Per poter valutare gli effetti della cosiddetta intensificazione ecologica dei vigneti sono necessari approcci scientifici interdisciplinari, dove si analizzino in profondità i cicli dei nutrienti, le relazioni tra individui che appartengono a più specie vegetali o animali e le risposte comportamentali degli organismi in un determinato ambiente: in ultima analisi appare indispensabile, in un’ottica di moderna viticoltura conservativa, un chiarimento approfondito circa l’impatto che hanno forme di viticoltura alternativa sulla biodiversità e sulla qualità della produzione, quando troppo spesso si leggono affermazioni sulla loro bontà, senza peraltro il suffragio di risultati sperimentali.

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One comment

  1. Interessante analisi, che meriterebbe ulteriori approfondimenti secondo me, che ci fa capire che la natura non aspetta i ritmi umani ( né tantomeno quelli delle leggi). Il legislatore infatti, spesso trascura la complessità della natura e, spinto da logiche puramente economiche, attua politiche che vanno contro la biodiversità. Un esempio calzante ne é proprio la viticoltura: pochissimi cloni di vite usati per gli impianti; limitazione delle varietà autorizzate ( anche per quelle presenti da sempre, cioè autoctone sul serio); impossibilità di piantare altre colture tra le vigne (se vuoi i contributi!!) ecc. sono solo alcuni esempi ma ne esistono migliaia. Fortunatamente, una piccola fetta del sistema produttivo inizia a cambiare modo di agire ed é sensibile a queste tematiche. Grazie per il suo articolo.

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