Cantine e vino

Cotici personalizzati per i diversi ecosistemi viticoli.

Il tipo di gestione del suolo adottata nel vigneto può modificare anche drasticamente le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del terreno ed in particolare porosità, permeabilità, portanza, disponibilità idrica e di elementi nutritivi, tenore di sostanza organica, presenza di specie erbacee, parassiti e microrganismi (patogeni o simbionti).

Gli equilibri che si instaurano nel tempo fra le diverse specie erbacee e fra queste e la microflora tellurica, subiscono per primi e per tempi più lunghi l’effetto delle pratiche di gestione del suolo. Sono la dinamica della floristica delle cenosi erbacee da un lato e le associazioni simbiotiche tra piante superiori e funghi dall’altro, a risentire maggiormente, delle lavorazioni, dell’impiego di diserbanti, del quantitativo e del tipo di concime impiegato (letame, minerale, organo-minerale), dell’epoca e della frequenza degli sfalci con risvolti importanti sull’attività della vite e sulla qualità delle bacche alla vendemmia.

Le strategie di gestione del suolo vitato sono legate principalmente alle caratteristiche pedoclimatiche della zona (terroir) e questo spiega la notevole quantità di scelte tecniche che sono state proposte e messe in atto in questi anni per rispondere alle svariate esigenze del vigneto e del viticoltore.

Nella pratica, infatti, si possono osservare una serie di soluzioni che si differenziano in base alla presenza o meno del prato (inerbito, diserbato o lavorato), al numero di specie componenti il cotico (monofita, miscuglio o polifita), alla loro origine (spontaneo o artificiale), al periodo di presenza dell’inerbimento (permanente o temporaneo), al tipo di intervento utilizzato per il diserbo (meccanico o chimico), alla superficie interessata a tale operazione (totale, a filari alterni, interfilare, nulla).

Infine il notevole ventaglio di specie e varietà utilizzabili per l’inerbimento, derivanti inizialmente dalla selezione operata sia per la produzione foraggiera che per la costituzione di prati a fini ricreativi o sportivi ed in tempi recenti da selezione e salvaguardia di consociazioni floristiche native, conferisce a questa tecnica una forte capacità di adattamento a diverse condizioni pedoclimatiche e permette di modulare il livello di competizione con la coltura principale: va precisato però che ognuna di queste tecniche offre dei vantaggi e degli svantaggi che vanno attentamente valutati in relazione alla zona in cui si opera, al livello di meccanizzazione ed all’età delle piante e che saranno oggetto dei prossimi approfondimenti.

 

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