Cantine e vino

Applicazioni pratiche di viticulture resilienti.

Nella prospettiva di un’agricoltura sostenibile, in cui situazioni di semi-naturalità (siepi, striscie di prato divaria natura, sponde naturali formi di fossi e canali, piccole zone umide, aree boschive ristrette, ecc.) vengono recuperate a costituire, negli ambiti coltivati, un diffuso reticolo di ambienti ad elevato livello di complessità,anche i vigneti collinari, oppure in aree residuali, possono rappresentare un elemento importante per il mantenimento della biodiversità agro-ecosistemica edil miglioramento complessivo del territorio nel suo insieme, dei veri e propri tunnel ecologici (Caporali, 2010).

Sappiamo ad esempio dall’ecologia che il bosco rappresenta una comunità matura, caratterizzata da una elevata variabilità di specie dove il bilancio tra produzione di materia ed il suo consumo appare sostanzialmente in equilibrio (Gily et al., 2008). Questa condizione rende il bosco capace di interagire con l’ambiente fisico quale vero e proprio sistema tampone in modo molto più efficiente rispetto ad una singola coltura agraria come il vigneto, una comunità biologica giovane e produttiva ma anche ecologicamente più semplice. Esso può essere inteso come una vera e propria barriera di isolamento nei confronti di fonti di inquinamento esogene sospinte dalle masse d’aria, aspetto non certamente trascurabile nelle situazioni nelle quali sia necessario separare fisicamente i vigneti condotti secondo il metodo biologico da quelli convenzionali, oppure più in generale separarli dalle cosiddette zone sensibili, come descritto dal piano agricolo nazionale.

Inoltre le aree boscate hanno la massima capacità di regimare nel modo migliore le acque di origine meteorica, immagazzinandole nel suolo, e nel contempo di rallentarne la velocità, contribuendo in modo sostanziale il fenomeno erosivo, vera e propria patologia ambientale di questi territori (Lisa et al., 1997). Per queste ragioni, al posto di disboscare indiscriminatamente le superfici soggette a nuovi insediamenti viticoli, sarebbe opportuno lasciare alcune fasce soprattutto sui crinali, generalmente caratterizzate da suoli più sottili che si approfondiscono man mano che si scende verso valle: le diverse situazioni pedologiche e vegetazionali possono venir razionalmente utilizzate per colture vitate a diversa destinazione amministrativa, come dimostrano alcuni ottimi esempi d’Oltralpe.

Infatti in Bourgogne i gran crus occupano normalmente una seconda fascia vitata a partire dal crinale, dove i suoli hanno una profondità media; inoltre più a monte, sui crinali, i terreni sono più superficiali e nella seconda parte del pomeriggio sono soggetti all’ombra della foresta. I terreni più a valle sono considerati meno pregiati e per questo classificati secondo una scala decrescente, da premier cru, a AOC village, a AOC regionale.

Questi crinali e queste superfici a profilo diversificato sono in genere aree scarsamente o per nulla coltivate, troppo spesso abbandonate, per motivi logistici oppure economici, ma che possono diventare da un lato elemento importante di diversificazione biologica ed ambientale e dall’altro di protezione dell’ecosistema suolo. Escluse dalla coltura principale, queste aree, al contrario, trovano in una copertura a prato-pascolo naturale oppure a bosco regimentato un mezzo che può coniugare nel migliore dei modi protezione del suolo, livello accettabile di biodiversità (con conservazione di specie vegetali ed animali tipiche delle cenosi erbacee), miglioramento delle caratteristiche chimiche e microbiologiche del suolo, miglioramento della qualità ambientale del territorio e costi di gestione contenuti determinati dal basso livello di manutenzione richiesto.

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