Cantine e vino

Difendere il nostro paesaggio agrario.

Come abbiamo precisato nella precedente nota, alcuni ’ecosistemi agricoli diventano un vero e proprio elemento del terzo paesaggio (Colugnati&Cattarossi, 2018) e sono tanto più utili quanto si considera il loro ruolo nel contrasto alla perdita di biodiversità oltre che alla erosione di superfici agrarie cosiddette marginali.

Si pensi, ad esempio, ai terrazzamenti coltivati a oliveto e vigneto dove la gestione agricola deve comprendere, oltre al controllo della vegetazione infestante, la manutenzione dei muretti a secco (finalmente assunti a icona di bene immateriale dell’Umanità) e il contenimento del suolo che, se abbandonato, provocherebbe smottamenti e frane, con danni ambientali incalcolabili. Questi ambienti agricoli sono ricchi di specie erbacee, portatrici di una biodiversità molto elevata; alcune di queste sono diventate addirittura rare come Agrostemma githago L. e Cyanus segetum Hill.

Esempi di colture di questi ambienti agricoli collinari e montani sono olivo, vite, cereali tradizionali come il farro e legumi. La tecnica di coltivazione in questi ecosistemi normalmente non prevede interventi chimici, come diserbanti, e le sementi sono autoprodotte in azienda; in questo modo, oltre a mantenere la biodiversità delle specie coltivate, la pulizia delle sementi non è mai tale da eliminare quella quota di infestanti che è composta da fiori vistosi e ornamentali, tanto da creare dei siti di interesse turistico come i campi di lenticchie di Castelluccio in Umbria, famosi ormai anche al di fuori dell’Italia (Gibbons, 2011).

Non è un caso il fatto che la maggior parte delle odierne infestanti abbiano una scarsa od assente “esteticità”: specie come Amaranthus retroflexus, oppure Chenopodium album o ancora diverse specie di graminacee hanno fiori prive di corolle colorate e vistose. Ciò deriva dal fatto che le specie sopravvissute alla drastico decollo di antropizzazione verificatosi ormai da decenni sono quelle contraddistinte da una marcata resilienza alle perturbazioni agronomiche in quanto adatte a persistere grazie a loro particolari strategie di sopravvivenza.

Una di queste strategie risiede nella scarsa dipendenza dalla salute dell’ecosistema circostante in quanto spesso l’intervento agronomico danneggia non solamente le associazioni floristiche presenti ma l’intera cenosi comprendente la micro-fauna circostante. Ne consegue come l’impollinazione entomofila è una caratteristica decisamente rischiosa per una determinata specie infestante che infatti, come nei casi sopraccitati, solitamente è contraddistinta da impollinazione anemofila o più spesso autogama. L’abuso da parte dell’uomo dei fattori produttivi a lui disponibili ha comportato un impatto sulla saluta dell’ecosistema il quale pare essersi “vendicato” con un effetto “boomerang” nel sottrarci il paesaggio al contrario regalato ai nostri predecessori (Barbault, 1995)

Il paesaggio floristico degli agroecosistemi dei tempi antichi, o comunque fino ad alcuni decenni fa, era decisamente ricco di esteticità tanto da avere scaturito la creatività di artisti del passato sia nel settore della poesia, della musica che della pittura (si pensi agli impressionisti francesi).

Pensiamo alle spettacolari fioriture primaverili, presenti all’interno della coltura del frumento, come i fiordalisi oppure il gittaione: l’unica specie sopravvissuta, ma anch’essa a rischio di estinzione o quantomeno di erosione genetica, rimane il papavero (Papaver rhoeas) specie tradizionalmente ben nota per le vistose rosse corolle. La dinamica di queste spontanee fioriture ci regala inoltre una percezione di quel tempo cronologico che intimamente legava l’uomo all’ambiente al lui circostante.

In pratica il paesaggio agricolo italiano deve essere considerato anche una risorsa “paesaggistica” (Paoletti, 1995) proprio per l’attitudine turistica ed agrituristica del nostro Paese. D’altra parte tale paesaggio è una delle risorse che fortunatamente resistono alla “globalizzazione” e che rappresentano un patrimonio storico e culturale che deve essere tutelato e conservato per essere poi affidato alla sensibilità ambientale dei nostri discendenti.

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