Cantine e vino Curiosità VOCE ALL'ESPERTO

La bellezza del paesaggio viticolo, strumento di comunicazione.

Da tempo sulle pagine di questo blog, sosteniamo la necessità di un’idea innovativa di paesaggio viticolo dinamico, in evoluzione, in accordo con le necessità colturali, ma necessariamente con un forte legame con la storia e con il contesto culturale in cui si inserisce, per una piena soddisfazione delle aspettative di un vivere moderno, colto e sempre più educato al concetto del bello.

              Accanto alla salvaguardia dei paesaggi esistenti, non va poi proibita la realizzazione di nuovi paesaggi viticoli di qualità, che siano comunque espressione di una cultura ancorata al valore del paesaggio: il territorio si comporrà allora di una maggiore ricchezza tecnica (i viticoltori ed i professionisti coinvolti), ecologica (la biodiversità), ambientale (la qualità dell’aria e dell’acqua) e paesaggistica (l’unicità e la cura per i luoghi), che ne contraddistinguerà i caratteri e ne evidenzierà l’assoluta originalità.

          Il nuovo equilibrio tra le esigenze produttive agricole e la costruzione di un paesaggio ad elevata sostenibilità ambientale, è la vera sfida della moderna agricoltura e della stessa attività di progettazione del territorio. A livello scientifico, serve un approccio multidisciplinare, con l’obiettivo di una approfondita analisi delle peculiarità locali, dei valori, dei disvalori e dei rischi presenti nel territorio; fondamentale sarà affinare la capacità di trarre vantaggio economico dalle differenze, dalle diverse possibilità produttive multifunzionali, anche all’interno di una specializzazione come quella vitivinicola, in cui la domanda di valori paesaggistici e ambientali è parallela alla richiesta di prodotti di qualità.

              La componente scenica ed emotiva del paesaggio ha invece un ruolo indiretto (ma comunque di grande effetto) sul giudizio organolettico: la conoscenza e la valorizzazione di questa duplice componente dell’ecosistema viticolo diventano allora prioritarie per la qualità percepita del vino e saranno del tutto giustificati gli sforzi volti a una attenta salvaguardia delle aree produttive. In questa logica, il recupero della storicità e dei valori culturali dei nostri paesaggi, associata ad una particolare attenzione a non semplificare e omologare il loro impatto scenico, sono obiettivi da perseguire con metodo e con sicuri vantaggi futuri.

              Nel momento in cui le nostre produzioni tipiche si confrontano sul mercato globale sempre più aggressivo, appare urgente trasferire al consumatore l’insieme dei fattori che caratterizzano i nostri terroir: non solo tecnica agronomica ed enologica, ma anche storia, tradizione, cultura e patrimonio naturale che si esprimono attraverso la bellezza dei nostri paesaggi viticoli, vero valore comunicativo.

              La qualità e l’ambiente, l’unicità del paesaggio, i suoi elementi naturali e soprattutto la sua bellezza saranno allora le leve su cui agire per differenziare e caratterizzare ancora di più i vini dello straordinario territorio italiano. Dopo anni di ingiustificato oblio, per fortuna recentemente nella comunità scientifica internazionale si assiste ad un intenso e produttivo dibattito circa la possibilità di riscoprire e salvaguardare i fattori estetici dell’agrosistema vigneto.

              Il paesaggio floristico degli agroecosistemi fino ad alcuni decenni fa era decisamente ricco di esteticità tanto da avere scaturito la creatività di artisti del passato sia nel settore della poesia, della musica e della pittura (ne sono un esempio il movimento degli impressionisti francesi). Si pensi solamente alle spettacolari fioriture primaverili, presenti all’interno della coltura del frumento, come i fiordalisi oppure il gittaione: l’unica specie sopravvissuta, ma anch’essa a rischio di estinzione o quantomeno di erosione genetica, rimane il papavero specie tradizionalmente ben nota per le vistose rosse corolle. La dinamica di queste spontanee fioriture ci regala una percezione di quel tempo cronologico che intimamente legava l’uomo all’ambiente a lui circostante, con i suoi ritmi e lo scandire dei suoi tempi, quasi un monito alla ineluttabilità dello scorrere delle stagioni umane.

              Il paesaggio agricolo italiano, quindi, inteso come vera opportunità di sviluppo proprio per l’attitudine turistica del nostro Paese unico, una delle poche risorse che fortunatamente resistono alla globalizzazione e rappresentano il patrimonio storico e culturale da tutelare e conservare, per essere affidato alla sensibilità ambientale delle generazioni future.

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