Cantine e vino Curiosità VOCE ALL'ESPERTO

Asprinio, un grande piccolo vino, eroico.

Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno. Perché i più celebri bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce. L’Asprinio no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta… Che grande piccolo vino!”.

              Con queste parole, lo scrittore Mario Soldati definiva l’Asprinio, vino di antiche tradizioni, frutto di un vitigno bianco autoctono dell’agro aversano. Antico come il metodo di coltivazione della vite in queste terre: l’alberata aversana di origine etrusca. Vigne veramente straordinarie, che conservano la secolare memoria della coltivazione della vite maritata agli alberi, ma soprattutto viti antiche e storiche, a volte ancora a piede franco, che formano filari con alte barriere verdi colme di grappoli. Uno spettacolo unico al mondo

            L’Asprinio è un fiero figlio di questo lembo di Campania disteso tra Vesuvio e mare, carico di storia antica e di moderni drammi: il paesaggio agrario si dipana tra meravigliose colture di pomodori intervallate dalle ultime, nostalgiche alberate aversane, quasi un ricordo, oppure un monito, di un tempo ormai passato dove uomini e natura accordavano lo scandire del tempo secondo ritmi sostenibili: di questa agricoltura rimane purtroppo solamente il ricordo dei profumi e dei sapori legati alle mele annurche piuttosto che alle pesche estive a pasta bianca, oggi completamente scomparse e sostituite da colture industriali e da sparuti filari di vigneti. Un paesaggio quasi malinconico ma ricco di prodotti unici, frutto di questi terreni tufacei straordinariamente ricchi in sostanze minerali, ricordo perenne dell’eruzione vesuviana e dei materiali piroclastici e ceneri che si sono qui depositati.

              L’Asprinio è vitigno piuttosto vigoroso, che trova con una certa difficoltà il giusto equilibrio vegeto-produttivo, se non adeguatamente curato dal punto di vista agronomico; spesso in condizioni non adeguate si assiste ad un affastellamento di tanti grappoli, di piccole-medie dimensioni, con chiome estive ritombanti ed ombreggianti, che possono causare microclimi non ottimali per la maturazione delle bacche oltre a favorire attacchi fungini.

              Tra i tanti prodotti eccellenti di questa terra, vi segnalo questa volta l’Asprinio Brut di Francesco De Angelis: un processo fermentativo in autoclave, lento e meditato, permette di ottenere uno charmat giovane ed austero allo stesso tempo, non banale, dall’effervescenza fine e persistente nel flut, completata dalla brillante tonalità giallo-oro con dei rimandi verdognoli.

              Alla degustazione rivela un’esplosione di sapori: sentori di frutta estiva si esaltano con fioriture primaverili ed un intrigante e lontana nota di zagara completate al palato da una nota acida presente ma delicata e assolutamente non invadente, quasi a voler ricordare al commensale l’origine del nome.

              Uno charmat giovane e innovativo, senza per questo tradire i saperi e i sapori del territorio, rivolto ai millenians ed in generale ai curiosi e agli appassionati di grandi piccoli vini eroici che troppo spesso sgomitano nelle impaludate carte dei vini tra i soliti noti: ormai a queste piccole produzioni locali è demandato l’impegnativo compito di essere gli unici ambasciatori delle culture troppo spesso dimenticate e asseverate alla globalizzazione del gusto.

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