Curiosità VOCE ALL'ESPERTO

Pipistrelli, pandemie e…sviluppo sostenibile.

                  I più attenti tra i nostri lettori forse ricordano che da tempo su questo spazio ci stiamo occupando dei modelli di sostenibilità e resilienza applicati al nostro paesaggio agrario, condizioni indispensabili per uno sviluppo economico e sociale equilibrato.

              Nel pieno dell’emergenza da coronavirus, da settimane la virologa Ilaria Capua, un altro cervello trasferito (fuggito?) all’estero, sta cercando di spiegare come le grandi epidemie che si sono abbattute sull’umanità siano in realtà strettamente collegate alla sua insipienza nel gestire il rapporto tra mondo naturale e popolazione: il primo esempio storico di questo tragico rapporto è il virus del morbillo. Un recente lavoro, che ha esaminato il tasso di mutazione del virus, indica che il morbillo è nato da quello della peste bovina (bovini peste) tra il 1100 e il 1200 d.C., un periodo che potrebbe essere stato preceduto da focolai limitati che coinvolgevano un virus non ancora completamente adattato agli esseri umani: questo concorda con la tesi secondo la quale  il morbillo richieda una popolazione suscettibile maggiore di 500.000 individui per sostenere una epidemia, situazione questa che si è verificata solo in seguito alla crescita delle città medievali europee. Una tematica quanto mai attuale visto che proprio il virus Sars-CoV-2, agente dell’influenza Covid-19, sembra essere scaturito proprio da un salto di specie dovuto allo sfruttamento ed alla mancanza di rispetto con cui trattiamo l’ambiente, la fauna e la flora selvatica.

              Infatti, il virus più “vicino” geneticamente al nuovo coronavirus si trova tra gli altri nel pipistrello, che da specie selvaggia e libera  nella giungla, all’improvviso si è ritrovata  dentro un mercato cinese di animali vivi, ambiente estremamente rudimentale e fatiscente, sporco di residui biologici e macellazioni, in promiscuità con tantissimi altri animali quali pangolini, serpenti, rane, ecc.: si è creata una situazione del tutto innaturale (una vera bomba biologica, anzi un serbatoio biologico) nella quale il pipistrello della foresta si è trovato esposto ad altri ospiti che hanno amplificato il virus, lo hanno modificato, consentendogli di trovare un altro animale molto particolare da infettare: l’essere umano.

              Cosa abbia portato il pipistrello dalla foresta alle periferie urbane cinesi sarà oggetto di studi ma sicuramente tra le cause si possono annoverare riscaldamento globale, mancanza di sviluppo sostenibile, dislocamento degli animali dal loro habitat naturale, crescita incontrollata delle megalopoli e della sporcizia, sfruttamento del lavoro, disuguaglianze e squilibri sociali, economie e sistemi sanitari non circolari (parafrasando un recente libro della Capua): il problema principale risiede nel fatto che tutto ciò che influenza i movimenti degli animali e delle persone influenza anche le malattie, in misura, come stiamo purtroppo constatando, potenzialmente esplosiva.

              Ancora la Capua… le megalopoli si creano svuotando le periferie e le periferie si svuotano perché non si riesce più a coltivare i terreni per la scarsità idrica dovuta al riscaldamento globale e a tutta una serie di fattori. Bisogna entrare nell’ordine di idee che i problemi sono molto complessi, più di prima, e questa complessità va studiata grazie ai big data.

              Il virus del morbillo, comparso all’improvviso si è spostato a piedi, passo dopo passo con gli uomini infetti di allora, e circola nella popolazione umana da millenni, e il Covid-19 è stato generato dal punto di vista biologico da un fenomeno rarissimo, ma sostanzialmente non molto diverso da quello del morbillo.

              La differenza principale è data dalla globalizzazione e dalla facilità di trasporti che ha reso il coronavirus pandemico nel giro di qualche mese: proprio nella velocità della diffusione e del contagio risiede il vero salto di qualità, perché comporta problematiche che bisognerà gestire e che allo stato attuale non siamo in grado di prevedere, quali ad esempio, l’estendersi dei soggetti a rischio.

              Gli eventi straordinariamente tragici di queste settimane ci impongono una seria riflessione e ripensamento su quale modello di sviluppo, economico, sociale, ambientale vogliamo perseguire nell’immediato futuro.

              Le grandi crisi del Millennio non solo hanno insegnato poco all’umanità ma hanno lasciato in eredità solamente i risvolti negativi. Pensiamoci bene. Gli attentati alle Twin Towers hanno costretto i viaggiatori ad una serie infinita di limitazioni ed imposizioni, ma al contrario il pericolo del terrorismo internazionale rimane ancora sotto traccia; il default della Banca Lehman Brothers ha ristretto enormemente l’accesso al credito ai risparmiatori, ma non ha assolutamente risolto il problema dei crediti deteriorati.

              Rimane da sperare che una volta risolta la crisi da pandemia Covid-19, oltre ad affrontare gli inevitabili cambiamenti nello stile di vita quotidiano, la maggior parte dei quali inimmaginabili allo stato attuale, l’umanità adotti un mutamento radicale nel modello di sviluppo: economia, magari circolare, al posto della finanza, solidarietà al posto di disuguaglianza sociale, sostenibilità ambientale al posto di deforestazione selvaggia, mutamenti climatici e modelli agricoli impattanti.               Per una volta almeno, vorrà forse dire che le tragedie di questi giorni non sono state vane.

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