Curiosità VOCE ALL'ESPERTO

Un serio monito al mondo degli adulti.

Il 27 settembre 2019 segnerà di fatto la linea di demarcazione del movimento Fridays for Future, (il SuperFriday), nel senso che l’occupazione pacifica delle piazze italiane da parte di centinaia di migliaia di ragazzi ha rappresentato il salto di qualità non solamente di una filosofia di vita ambientalista, ma di un’idea di futuro sviluppo economico sostenibile. Chi da venerdì scorso tra i commentatori o i politici, sui giornali oppure nei talk shows, si è solamente, ed ipocritamente, concentrato sulla figura di Greta Thunberg, sul suo cerchio magico, e soprattutto sulle presunte lobby economiche alla base del fenomeno da lei stessa rappresentato, dividendosi in polemiche pretestuose, quando non astiose, ha completamente sbagliato analisi e di fatto ha tradito (forse ad arte) il grande monito che in realtà il Friday ha consegnato al mondo di noi adulti.

              Il forte messaggio dei Millenians, forse un po’ sfrontato, magari non sempre scientificamente corretto oppure apparentemente utopistico, risiede proprio nell’aver occupato uno spazio da troppo tempo reso vuoto dalla colpevole incapacità della politica di dare risposte concrete a problematiche fortemente connesse con le speranze di futuro delle giovani generazioni: chi non ha figli adolescenti (come chi vi scrive), oppure, peggio, chi non è stato adolescente (semplicemente perché si scorda di esserlo stato), non può apprezzare appieno il grande messaggio di speranza e la freschezza di questo fenomeno di massa, spinto non da opportunismi, oppure da ideologie politiche, ma solamente da ideali di un reale cambiamento possibile nelle linee di sviluppo economico del pianeta. Cambiamento che si deve concretizzare in programmi di sostenibilità economica e sociale, dove il modello di sviluppo è articolato sull’applicazione dei principi dell’economia e non della finanza ma, soprattutto, dove al centro delle azioni sta l’uomo e le sue necessità, sia in termini di salute ma anche di felicità (alcuni economisti, non a caso, hanno teorizzato la decrescita felice).

              In questa logica, il settore primario non può, ma soprattutto, non deve sottrarsi ad un profondo processo di analisi riguardante le proprie responsabilità in merito: come dimostrato dalla abbondante letteratura scientifica sull’argomento, l’agricoltura, per assurdo, è tra i settori maggiormente indicati tra i responsabili dei comportamenti che più incidono sugli equilibri ecosistemici ed infatti, a causa dell’intensificazione dei processi produttivi, in pochi decenni ha provocato tutta una serie di conseguenze negative, quali erosione di suoli fertili, inquinamento delle falde, antropizzazione selvaggia, perdita di biodiversità, distruzione di ambienti naturali di pregio e cambiamenti climatici.

              Il movimento dei millennians ci chiede con forza solleciti e concreti mutamenti nei futuri programmi di sviluppo agricolo, nell’ottica di una vera agricoltura resiliente, a basso impatto ambientale e rispettosa del nostro straordinario patrimonio paesaggistico, dove storia, arte e tradizioni sono alla base della cultura del territorio.

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